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Prefazione al libro: la comunità che fa crescere la scuola

PREFAZIONE al libro LA COMUNITA' CHE FA CRESCERE LA SCUOLA  Tecnodid Edizioni a cura di M. Orsi, M.B. Orsi, C. Natali

comunita

La scuola, una casa comune  di Giancarlo Cerini

La scuola è un’istituzione formativa che si basa sulla gestione della conoscenza (knowledgemanagement) e sull’apprendimento continuo dei suoi membri. Ma spesso questi semplici principi, che la qualificano come una comunità professionale, sono stati contraddetti dalle routine burocratiche e amministrative.

Basti pensare a cosa è avvenuto in questi diecianni di autonomia: ha prevalso un’interpretazione autarchica e competitiva al tempo stesso.Ogni scuola si è chiusa in se stessa e invece di gettare ponti, li ha alzati quasi per difendersida nemici immaginari. All’interno, il ‘castellano’ (il capo di istituto) è stato dotato di poteridirigenziali, sempre più espliciti e forti, quasi ad assumere su di sé l’intera rappresentanza edecisionalità di un’istituzione comunitaria. Questa deriva si è osservata anche in altri ambitidella vita sociale, ove sono emersi fenomeni di leaderismo carismatico, emozionale, empatico.La semplificazione della linea di ‘comando’ (con il mito dell’inevitabile efficienza legataalle decisioni individuali) ha avuto il sopravvento sulla faticosità della condivisione,della collaborazione, del confronto dei punti di vista.Ma nella scuola le conoscenze, le scoperte, le esperienze di ciascun membro vanno acomporre un patrimonio comune dell’organizzazione e sono codificate in norme e valori,che modellano i comportamenti e le pratiche. 

Nasce la comunità, il senso di appartenenza,l’identità condivisa, il sentirsi responsabili di una casa comune. Non è un processo scontato.Servono l’arte di ascoltare e di comunicare, la capacità di prendersi cura delle relazioni,l’apprendimento reciproco. Decisivo è uno stile di leadership aperto e ‘distribuito’ che sappiamettere in opera strumenti organizzativi coerenti con una visione democratica. Fare comunitàsignifica curare il sistema delle decisioni, la progettazione partecipata degli aspetticurricolari e valutativi, la condivisione delle informazioni e della comunicazione, i sistemiinterni di documentazione e di monitoraggio.Tutto ciò richiede una profonda rivisitazione di pratiche professionali improntate a unatradizionale solitudine e frammentarietà. Nelle nostre scuole, specie in quelle secondarie,c’è un deficit di collegialità poco scalfito dalle vicende degli organi collegiali, datati al1974, di cui non a caso si invoca una profonda riforma.6Non sono in gioco solo il ruolo del middle management o l’attivazione di uno staff deldirigente (quasi la sua struttura tentacolare) o il sistema delle deleghe. Occorre “cresceretutti”, sentirsi partecipi di un’impresa (educativa) che per riuscire ha bisogno dell’apportodi tutti. Se un insegnante è ‘solo’ di fronte alla sua classe, non ce la potrà fare a reggerel’impatto con i nuovi barbari (nativi digitali “che respirano con le branchie di Google”), ledinamiche sociali più complesse, le presenze multiculturali, le nuove fragilità cognitive…

 l’Inghilterra insiste sull’accountability (dalle prove standardizzate alle ispezioni allescuole), ma richiede ai dirigenti una visione strategica, che sappia fare buon uso deidati valutativi per migliorare l’andamento della comunità scolastica, e che si immergafino in fondo nelle dinamiche del proprio istituto.In Italia il concetto di comunità professionale assume un valore aggiunto, perché daun’ipotesi di tipo tecnicistico, che riguarda i soli addetti ai lavori, si sposta verso un dialogopiù ampio, di natura culturale e sociale; recupera il concetto un po’ vintage di comunitàeducativa, ma lo fa respirare di nuova linfa, immaginando la scuola come il luogo che tieneinsieme le generazioni, le culture, i ceti sociali, attorno alla vicenda dell’educazione. Nellacomunità scolastica, con i suoi incontri informali, le responsabilità formali, i momenti collettivi,anche gli adulti – oltre che i ragazzi –- la Francia conferma il modello statuale del civil servant incardinato in un’amministrazionepubblica ancora autorevole, con il dirigente che presiede il consiglio di istituto,ma che dovrebbe ri-centrarsi sugli aspetti pedagogici ed educativi;- la Germania scommette sulla capacità del ‘preside’ di far crescere i docenti, di esercitareuna supervisione ‘tecnica’ ravvicinata, di valorizzare i ruoli intermedi (il vicepreside),attraverso una governance che punta a una maggiore autonomia;-Deve sentire alle sue spalle una comunità che lo sorregge: clima relazionale positivo, aiutoin caso di difficoltà e di imprevisti, condivisione di conoscenze, sicurezza nel rapporto tracolleghi, regole educative collaudate, sguardo rivolto al cambiamento, senza timori, proprioperché vissuto insieme.

Anche il nuovo testo delle Indicazioni per il curricolo del primo ciclo (2012) si muovein questa prospettiva e quando tratteggia il profilo ideale del docente, come ad esempio nellepagine dedicate alla scuola dell’infanzia, lo irrobustisce inserendolo nelle dinamiche diuna comunità professionale: “La professionalità docente si arricchisce attraverso il lavorocollaborativo, la formazione continua in servizio, la riflessione sulla pratica didattica,il rapporto adulto con i saperi e la cultura. La costruzione di una comunità professionalericca di relazioni, orientata all’innovazione e alla condivisione di conoscenze, è stimolatadalla funzione di leadership educativa della dirigenza e dalla presenza di forme di coordinamentopedagogico”.Occorre gustare il piacere di governare ‘tutti’ il futuro della propria comunità educativa;la scuola non ama le gerarchie formali. La stessa funzione del dirigente, appiattita oggi danorme procedurali che lo allontanano dalla vita delle aule e dal dialogo con i docenti, dovrebberiscoprire le virtù di una leadership democratica che punta all’emancipazione degliattori interni della scuola, ma che sa proiettarsi anche nel sociale, verso il territorio che circondala scuola, per perseguire finalità di equità e non solo di efficienza-efficacia. La scuolaproduce capitale sociale, che è un mix di fiducia, solidarietà, spirito di iniziativa, mutualità,creatività; è la risorsa invisibile che rende la comunità capace di far fronte alle sfide delfuturo. Il dirigente scolastico ha il compito di coltivare il capitale sociale interno al proprioistituto, anche attingendo alle risorse della comunità con cui interagisce.In tutta Europa il profilo del capo di istituto si va curvando verso una funzione di leadershipeducativa, cioè di una più incisiva capacità di orientare e guidare i processi di insegnamento,facendo fruttare il capitale professionale dei docenti. Le competenze richieste aidirigenti sono impegnative (capacità di fare squadra, di gestire un’organizzazione pubblica, digarantire l’accountability, di rinforzare i legami con la comunità), leggibili in termini di leadershipstrategica (saper plasmare il futuro) e partecipata (l’uomo solo al comando, non funzionapiù, nemmeno nel privato).7Questa tendenza europea assume sfumature diverse:  l’accesso a fonti di documentazione selezionata, prodotta e resa disponibile anchegrazie alle nuove tecnologie, per stimolare lo studio personale, l’esercitazione, il dialogoon line, ma anche per preparare i lavori di un consiglio di classe o di un dipartimentodisciplinare.Capita sempre più spesso di vedere i siti delle scuole trasformarsi da vetrinetta luccicantein piattaforma operativa per l’elaborazione e la condivisione di conoscenza, una wikischoolche favorisce il lavoro collaborativo in rete, che è elemento costitutivo di una comunitàdi pratiche.Di fronte alle difficoltà di questa stagione, il testo curato da Marco Orsi ci ricorda che cisono delle risorse immateriali (la fiducia, l’ascolto reciproco, la competenza, l’empatia, lapro-socialità) che contano spesso di più delle risorse materiali. Occorre saperle ritrovare(questo è l’obbiettivo del volume), perché si vanno perdendo nelle organizzazioni che tendonoall’anonimato e al grigiore.La scuola che sa riflettere e che fa crescere chi vi abita può scongiurare il rischio che lapenuria di risorse materiali impoverisca la qualità educativa. Il compito di una scuola simile,sia che si parli di ragazzi, o di insegnanti, o di genitori, è di ‘fare comunità’, per trasformareun incontro spesso occasionale in una vera e propria comunità- la messa a fuoco di percorsi di studio, confronto, sperimentazione in classe, riflessionecondivisa (con figure di tutor, mentor, supervisori, amici critici…);- la costituzione di piccoli gruppi motivati ad affrontare questioni attinenti i problemididattici e relazionali della vita delle classi e il miglioramento dei risultati degli allievi;-escono dall’anonimato dei caseggiati di periferiae diventano attori e protagonisti delle trasformazioni della società.Affermano, sempre le Indicazioni 2012, che “la presenza di comunità scolastiche, impegnatenel proprio compito, rappresenta un presidio per la vita democratica e civile perchéfa di ogni scuola un luogo aperto, alle famiglie e a ogni componente della società, chepromuove la riflessione sui contenuti e sui modi dell’apprendimento, sulla funzione adultae le sfide educative del nostro tempo, sul posto decisivo della conoscenza per lo sviluppoeconomico, rafforzando la tenuta etica e la coesione sociale del Paese”.C’è ampia traccia di questo pensiero nel testo curato da Marco Orsi e dai suoi collaboratori-ricercatori di “Scuole senza zaino”. Già abbiamo apprezzato la capacità di questa retedi scuole sperimentali di tradurre un pensiero pedagogico (ricco di suggestioni culturali,etiche, psicologiche, attinte dalla migliore tradizione educativa italiana, ma doverosamenteaperte al confronto internazionale) in pratiche didattiche sostenibili, messe alla prova in unnumero significativo di scuole fortemente radicate nei nostri territori.Una pedagogia glo-cal che in questo testo si traduce in un itinerario di ricerca-formazione,partendo dal presupposto che le comunità si costruiscono rimettendo in moto le professionalitàall’interno della scuola, creando eventi formativi virtuosi, riconoscendo la qualità delleprestazioni e l’impegno comune per l’innovazione. Questo ‘stile’ degli adulti si riflette direttamentesulla qualità dei rapporti cooperativi tra gli allievi, dando luogo a un curricolopartecipato e integrato.8Il testo, dunque, presenta, in forma di schede operative e di itinerari progettuali, moltispunti utili ad alimentare un’autonomia organizzativa e didattica, qualificata da tracce dicomunità. 

Contatti

Istituto capofila della Rete Senza Zaino 

Istituto Comprensivo Statale "G. Mariti"

              Corso della Repubblica 125, 56043 Fauglia, Pisa
                        Telefono 050650440 fax 050650723

Email: senzazaino.scuola.comunita@gmail.com

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