Il 15 gennaio l’Università e Campus ha organizzato a Roma  il convegno Professionalità docente: uno sguardo a partire dall’esperienza dei Percorsi Abilitanti condotti dall’Università eCampus.

L’obiettivo dell’iniziativa era quello di promuovere una riflessione sull’esperienza dei percorsi abilitanti per i docenti, a partire dalla ricerca Costruire la professionalità docente. Uno sguardo plurale sulla formazione iniziale degli insegnanti promossa dallo stesso Ateneo e pubblicata da eCampus University Press.

La formazione iniziale degli insegnanti rappresenta uno degli elementi chiave per lo sviluppo e il miglioramento del sistema della formazione. I canali di reclutamento si sono moltiplicati, e direi confusi, negli ultimi vent’anni. Così come i percorsi necessari per diventare docenti. Si comincia dalle SSIS (Scuole di Specializzazione per l’Insegnamento Secondario), istituite a inizio anni 2000 come percorso biennale post-laurea finalizzato all’abilitazione. Nel 2017 si aprì una fase intermedia (che proseguì fino al 2023) caratterizzata dall’introduzione dei 24 CFU (crediti formativi universitari) in discipline antropo-psico-pedagogiche e metodologie didattiche. Questo percorso riconosceva l’esigenza di una formazione di base dell’insegnante su alcuni ambiti disciplinari, ma non costituiva un percorso abilitante. Nacquero così i “quasi abilitati” in attesa del  definitivo percorso di accesso alla professione insegnante.

Finalmente nel 2022 la Legge 79 definì il nuovo percorso abilitante più organico, stabilendo il monte crediti in 60 CFU, di cui almeno una parte dedicata al tirocinio, con l’obiettivo di consolidare competenze pedagogiche e metodologiche. Tale riforma è stata recepita dal DPCM 4 agosto 2023, che ha strutturato in modo operativo i percorsi universitari e accademici per la formazione iniziale e l’abilitazione degli insegnanti di scuola secondaria di primo e secondo grado. 

E Campus  ha organizzato  8 edizioni di percorsi abilitanti per un totale 34.575 immatricolati. Quindi ha sviluppato un’esperienza significativa, a partire dalla quale ha condotto una ricerca che ha coinvolto 3884 aspiranti docenti  che hanno compilato un questionario.

Chi sono i docenti e futuri docenti che accedono ai percorsi abilitanti e quali sono le loro condizioni di partenza? Questo l’interrogativo iniziale.

La quasi totalità del campione insegna (86,65%) o possiede esperienza di insegnamento (6,59%), solo il 6,77% di corsisti non ha mai insegnato.

L’esperienza di servizio è maturata prevalentemente nella secondaria di II grado (68,05%) o nella secondaria di I grado (28,06%), questo poiché in questi gradi di scuola la sola laurea non consente di avere l’abilitazione all’insegnamento. Le aree disciplinari maggiormente rappresentate sono quelle linguistica-letteraria (28,09%), matematico-scientifica (32,77%) e

sportiva motoria (10,32%).

Le indagini restituiscono un quadro contraddistinto da una eterogeneità di esperienze, background formativi, aspettative e livelli di maturazione professionale. Tale pluralità è interpretata non come difficoltà da contenere, bensì come fattore generativo che sollecita la costruzione di curricoli flessibili, capaci di accogliere narrazioni professionali differenti e di valorizzare la ricchezza dei profili in ingresso. L’attenzione alla dimensione soggettiva, nelle motivazioni, nelle rappresentazioni della professione, nelle traiettorie personali, risulta cruciale per la comprensione dei percorsi di crescita e orienta le scelte pedagogiche che accompagnano i processi di professionalizzazione. (cfr. capitolo Formazione iniziale degli insegnanti tra identità professionale e motivazione: un’indagine pedagogica di Emanuele Gatti, Elisa Zane, Giorgia Pinelli)

I bisogni formativi dei docenti che hanno risposto al questionario non si limitano a richieste operative ma attengono ad  aspettative identitarie e pedagogiche, in cui la professionalità da costruire non sia solo operativa ma anche riflessiva, e trasformativa.

 

I ricercatori hanno anche approfondito 6.933 Unità di Apprendimento (UdA) elaborate dai tirocinanti. L’analisi delle UdA ha permesso di osservare e raccogliere le tendenze emergenti nella progettazione didattica.

Nel complesso, il profilo che emerge è quello di una didattica in transizione, dove le metodologie tradizionali convivono con approcci più dinamici e partecipativi. La netta predominanza dell’apprendimento cooperativo, della lezione partecipata e del brainstorming suggerisce che i futuri docenti riconoscano sempre più il valore della collaborazione, della partecipazione attiva e del dialogo educativo come elementi centrali della progettazione didattica (cfr. il capitolo La progettazione come pratica riflessiva nella formazione docente: un’analisi data-driven su larga scala delle Unità di Apprendimento nei Percorsi abilitanti di Federica Emanuel, Marco Rondonotti, Daniele Schicchi,Davide Taibi)

 

La Rete Senza Zaino è stata invitata alla tavola rotonda pomeridiana per un confronto sulla ricaduta di questa ricca esperienza nelle scuole. Il quesito di partenza del mio intervento ha riguardato l’efficacia per le scuole di questa mole di formazione. Le istituzioni scolastiche sono state subissate da istanze di tirocinio che, proprio a causa dell’elevato numero, non hanno determinato in generale  gli effetti positivi che pure avrebbero potuto generare. Ora che sta per essere avviata una nuova edizione di percorsi abilitanti, e si confida in un numero più contenuto, è indispensabile un rinnovato rapporto tra scuole-università- aspiranti docenti proprio per consentire a queste formazioni di generare apprendimenti per tutti e tre i soggetti coinvolti.

Nicola Fonzo

Pubblicato il: 27 Gennaio 2026

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