
Una mattinata di confronto e riflessione ha animato il seminario dedicato alla valutazione educativa, dal titolo “Quanto ho preso prof?”. L’incontro è stato organizzato dal Comitato Genitori Senza Zaino, definito «fiore all’occhiello» dalla dirigente scolastica Anna Forte dell’Istituto Comprensivo del Vergante di Invorio, prima scuola del novarese ad aver avviato anni fa un modello innovativo di fare scuola. La cornice della tenuta Montezeglio, immersa in un’oasi di pace nonostante la giornata piovigginosa, ha accolto insegnanti e genitori in un momento di condivisione e dialogo, offrendo spunti di riflessione e uno sguardo aperto su un tema centrale per il mondo scolastico: la valutazione. Un ambito oggi sempre più significativo, che chiama docenti e studenti a superare una visione tradizionale legata al voto numerico. L’evento si è svolto il 14 marzo a Invorio, comune sulle colline novaresi, con la partecipazione di esperti e relatori che da anni si formano, lavorano sul campo e promuovono un modello di innovazione didattica e organizzativa facendo tesoro delle esperienze e dei vissuti. A suggellare la mattinata, la presenza dell’Amministrazione comunale di Invorio, rappresentata dal sindaco Flavio Pelizzoni, dall’assessore Anna Barbaglia e dal vicesindaco Alberto Rollini. Quest’ultimo, nel salutare il dirigente scolastico del Convitto Carlo Alberto di Novara Nicola Fonzo, presente tra i relatori, ha ricordato il percorso di formazione e innovazione costruito fianco a fianco tra Comune e istituzione scolastica fin dal 2013, quando nel Vergante nasceva la scuola secondaria Senza Zaino grazie all’impegno di un gruppo di docenti. Un titolo volutamente provocatorio, quello del seminario, che attraverso una semplice domanda apre a considerazioni e proposte su un tema da sempre al centro del mondo della scuola invitando ad aprirsi a nuove prospettive. La lucchese Maria Grazia Dell’Orfanello, membro del gruppo fondatore della rete Senza Zaino, con l’incarico di responsabile per la valutazione mite e la ricerca, ha aperto il seminario. «Non abbiamo iniziato subito a parlare di valutazione – ha raccontato alla folta platea- Prima dovevano cambiare la didattica e gli ambienti – racconta – Dopo dieci anni abbiamo iniziato ad approfondire il tema legato alla valutazione. Il modo in cui si imposta è emblematico: “Dimmi come valuti e ti dirò che insegnante sei”. Spesso la valutazione, infatti, è percepita come un’aggressione, con una percezione negativa. Introduce competizione, tensione verso il risultato, classificazioni e diseguaglianze per gradi di prestazione» intacca quel clima di solidarietà, condivisione e collaborazione che costituisce la condizione per poter applicare il modello di Scuola Comunità. «Da qui l’idea dell’avvio della sperimentazione Senza Voto, dapprima con le scuole primarie e poi secondarie, che ha visto la vostra scuola del Vergante tra le prime protagoniste con il coinvolgimento attivo dei genitori, una forza a sostegno di questa scelta. Priorità, dunque, alla valutazione formativa su quella certificativa, che mette al centro la persona», come si evince anche dal volume della stessa autrice “La valutazione mite nelle Scuole Senza Zaino” (Erickson). La ricerca su questa valutazione continua. «Speriamo che la contaminazione aumenti» ha esordito Vincenzo Arte, ideatore delle scuole senza voto, docente romano di Matematica e Fisica, raccontando il progetto sperimentale che per otto anni ha portato al Liceo Morgagni di Roma. Tra il 2016 e il 2017 nel suo liceo scientifico è stato avviato un percorso basato sull’abolizione dei voti numerici sostituiti da valutazioni descrittive e osservazioni, importantissime, lavoro cooperativo, l’autovalutazione e la metacognizione». Per alcuni si tratta di un’utopia per altri è già una realtà concreta. «La pedagogia da tempo ci racconta altro: si impara facendo, in modo cooperativo. Si lavora meglio se non c’è ansia e la minaccia del voto non aiuta l’apprendimento, vero obiettivo della scuola. I voti non sono utili né agli insegnanti né agli studenti. Invece spesso i docenti inseguono i ragazzi per averli o i ragazzi per recuperali». Come si fa ad uscire dalla logica del voto? «Non è semplice per i docenti. I numeri sono una tradizione della scuola italiana, ma non sono obbligatori. L’unica cosa dovuta per la normativa è l’inserimento di un voto in pagella al termine dell’anno. La valutazione descrittiva se fatta bene è efficace e funzionale: permette di raccontare cosa funziona, dove si può correggere, quali sono i punti di forza e cosa c’è ancora da migliorare». Un cambiamento importante riguarda anche il modo di considerare l’errore: «Deve essere visto in modo positivo, come occasione di apprendimento, non come una sanzione o comune una mancanza personale.». Anche i genitori a casa possono avere un ruolo attivo: «Non dovrebbero puntare sul numero ma piuttosto chiedere ai loro figli cosa hanno imparato di nuovo e stimolarli con domande». La Dirigente scolastica Anna Forte ha ricordato come nell’Istituto del Vergante nelle classi prime del Polo Senza Zaino sia attiva da quest’anno la sperimentazione Senza Voto. Partendo dal suo imprinting filosofico, tante le domande lanciate durante il seminario da Sonia Coluccelli dal 1994 docente di scuola primaria e dal 2013 coordinatrice della Rete scuole Montessori dell’alto Piemonte. Nel suo intervento, ricco di stimoli, ha richiamato il pensiero di diversi pedagogisti, tra cui Paulo Freire “nessuno si educa da solo ma collettivamente” e Maria Montessori, che sottolineava come siamo tutti predisposti all’apprendimento: “Non sono io che insegno, ma tu che impari”. Ha fatto riferimento alle pratiche didattiche di scuola attiva e maestri come Mario Lodi o di Gianni Rodari. «L’errore suscita terrore e si tende ad evitarlo: copiando, imparando a memoria. L’insegnante deve costruire gli attrezzi per apprendere, materiali di lavoro, spazi necessari per poter edificare, come un piccolo muratore che costruisce la propria casa, con mattoni che sostengono se stesso, le sue conoscenze e competenze. Quando valutiamo dovremmo valutare la dimensione complessiva». Classificare dando una valutazione o giudizio comparativo non aiuta nello sviluppo emotivo. A conclusione della proficua e formativa mattinata, prima di entrare nel vivo con workshop organizzati dalla scuola dell’infanzia e primaria Montessori, dall’infanzia, primaria e secondaria Senza Zaino, in un arricchente scambio, è intervenuto Nicola Fonzo, Dirigente del Convitto Nazionale Carlo Alberto di Novara Istituto capofila della rete Senza Zaino. Modello innovativo di insegnamento che si basa su pochi e chiari principi fondamentali, i tre valori: ospitalità, responsabilità, comunità. Quando nacque la Scuola Senza Zaino nel Vergante c’era lui a dirigere l’Istituto, lasciato nel 2019, dopo 14 anni. «Fare scuola come quella che stiamo raccontando è molto più faticoso e impegnativo rispetto a quella di mettere un voto. Non è sottrarsi: è una calunnia per chi lo dice. Attribuire un voto è un atto individuale, non uno strumento di potere. Di ritorno da “Didacta” si è soffermato, riflettendo con i presenti, su quattro parole chiave: responsabilità, libertà, comunità e complessità: una delle sfide – ricordando Edgard Morin – a cui siamo chiamati».
Pubblicato il: 22 Aprile 2026
Condividi:

