Quando il primo giorno di scuola è l’inizio di un viaggio condiviso

Quando inizia un nuovo anno scolastico sono tanti i viaggiatori da accogliere. Certamente ci sono i bambini e i ragazzi, ma prima ancora, ci sono i docenti.

Insegnanti che già si conoscono, che sono nella stessa scuola da anni, e insegnanti nuovi, neo assunti, supplenti, docenti di ordini di scuola diversi o di plessi diversi. Una comunità che ha poche occasioni per incontrarsi, ma che ha tanto bisogno di ritrovarsi insieme intorno ad una precisa idea di scuola. 

E per lavorare bene, tutti devono avere chiara la mission della propria scuola e come realizzarla.

E quindi il 1° settembre, giorno in cui i docenti di tutte le scuole rientrano in servizio dopo la pausa estiva e si incontrano per iniziare un nuovo anno scolastico, da molti anni all’I.C. Tina Merlin è una data speciale. Non il solito noioso inizio d’anno con collegio docenti da cui non si vede l’ora di scappare per godersi l’ultimo scorcio di estate, ma un momento di gioco con i colleghi, di pensieri condivisi, di incontri e re-incontri, la cui energia fornisce il carburante per iniziare l’anno con un sorriso.

L’onboarding dei nuovi arrivati, come viene definito in termini tecnici, è composto da diverse azioni: alcune informative, altre di coinvolgimento nell’organizzazione della scuola.

Quest’anno all‘IC Tina Merlin di Belluno l’ingresso nell’Istituto  si è basato su un’attività di gioco, leggera ma non vuota… anzi!

L’incontro (formalmente un vero e proprio collegio docenti di due ore), è stato aperto da un “lancio” della dirigente sulla mission della scuola: “A cosa serve la scuola?” Con una breve riflessione sul ruolo istituzionale, sociale e personale della scuola. 

Il seguito è stato un gioco, a squadre, in cui i diversi gruppi avevano il compito di cimentarsi in un percorso – staffetta per “guadagnare” lettere dell’alfabeto. E mentre una parte della squadra si cimentava nell’attività sportiva, l’altra parte del gruppo si occupava di comporre frasi e parole con le lettere conquistate dagli atleti.

Una formula inclusiva, in cui ognuno poteva dare il proprio contributo: correndo e giocando, oppure pensando e scrivendo.

Lo scopo del gioco era infatti creare una parola o una breve frase che rispondesse alla domanda: “Tutti i giorni, quando entrate in classe, che scuola vorreste fare?”.

Quel che ne è uscito, oltre a un’esperienza di puro divertimento e team building, sono state riflessioni profonde e creative, sintesi di pensieri più articolati, creati dalle lettere conquistate nella staffetta. Qualche esempio? “Abbiamo valori liberi”: e da cosa partire se non dai valori comuni? 

Ma poi si va sul concreto con “Abbiamo mani buone”, “Possiamo costruire una scuola positiva e grintosa”. E soprattutto “Potente, ma a misura dei sogni”.

Le frasi emerse dall’attività, casualmente (o per scelta…?) hanno definito davvero ciò che caratterizza la nostra idea di scuola: principi condivisi, che si declinano in azioni concrete di accoglienza, sviluppo di talenti, personalizzazione e innovazione. 

E l’ultima, di buon auspicio per l’anno che inizia: “E che futuro sia!”

Pubblicato il: 22 Settembre 2026

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