
Maria Paola Pietropaolo
Con il nuovo anno scolastico si apre per Senza Zaino un nuovo percorso. Dopo tre anni, dedicati a “Rompere gli schemi”, il Senza Zaino Day ci invita a raccogliere quella esperienza e a guardare avanti, verso una nuova sfida:
ABITARE EUROPA – Identità, diritti, futuro
Non abbiamo scelto la parola abitare per caso.
Abitare non significa semplicemente stare in un luogo. Significa conoscerlo, attraversarlo, prendersene cura, sentirsi parte di qualcosa e contribuire a trasformarlo.
È una scelta che nasce dal desiderio di riportare l’Europa dentro la dimensione educativa della scuola. Non un’Europa da studiare soltanto attraverso la geografia, la storia o le istituzioni, ma un’Europa da conoscere, interrogare e soprattutto vivere.
E forse oggi l’Europa ha proprio bisogno di essere nuovamente abitata. Non soltanto studiata, raccontata o considerata come un insieme di istituzioni e regole, ma vissuta come uno spazio nel quale bambini, ragazzi e adulti possano riconoscersi, incontrarsi, fare esperienza di appartenenza e immaginare un futuro comune.
È un tema che nasce anche da una preoccupazione. In un tempo nel quale l’Europa può apparire lontana, burocratica, attraversata da conflitti e contraddizioni, rischiamo di perdere il senso di ciò che significa essere cittadini europei. Per questo la scuola può avere un ruolo importante: riaprire uno spazio di conoscenza, di esperienza e di immaginazione, a partire dalla vita quotidiana.
E Senza Zaino può farlo a partire da ciò che gli è più proprio: la comunità, la responsabilità, l’ospitalità.
L’Europa è già un’esperienza che stiamo vivendo. Non partiamo da zero.
Da un anno è attivo il Consorzio Erasmus di Senza Zaino, che ha già permesso a più di cento nostri docenti di viaggiare in diversi Paesi europei, incontrare altre realtà scolastiche, conoscere esperienze e pratiche educative, confrontarsi con colleghi e colleghe di altri Paesi.
È un’esperienza preziosa non soltanto per la formazione professionale.
Quei viaggi sono già un modo di abitare Europa.
Perché l’Europa diventa concreta quando attraversiamo i suoi luoghi, ascoltiamo lingue diverse, incontriamo persone, scopriamo che altre scuole affrontano problemi simili ai nostri e che, allo stesso tempo, esistono modi differenti di rispondere alle stesse domande. Il Consorzio Erasmus ci sta mostrando, attraverso l’esperienza diretta dei nostri docenti, quanto sia importante uscire dai propri confini per costruire uno sguardo più ampio.
È dunque significativo che proprio ora, mentre questa esperienza sta crescendo, il Senza Zaino Day scelga di assumere l’Europa come orizzonte del prossimo triennio.
Il tema non arriva dall’esterno: è già dentro il cammino che la nostra rete sta facendo.
Un percorso in tre anni
Abbiamo immaginato il triennio come un percorso progressivo, che parte dall’incontro con le differenze e arriva alla responsabilità verso il futuro.
ABITARE LE DIFFERENZE
Incontrarsi, conoscersi, riconoscersi.
Il primo anno ci invita a partire dall’incontro.
L’Europa è fatta di lingue, culture, storie, paesaggi, memorie e identità differenti. Ma è fatta soprattutto di persone. Persone che hanno storie diverse e, nello stesso tempo, bisogni, desideri e domande che spesso si assomigliano.
La domanda potrebbe essere:
Come possiamo abitare le differenze?
Non si tratta quindi di costruire un percorso sull’“Europa dei Paesi”, accumulando informazioni su capitali, bandiere e tradizioni. Possiamo invece partire dalle storie, dalle parole, dai luoghi, dalle persone, dagli incontri, per scoprire che la differenza non è un ostacolo da superare, ma una realtà con cui imparare a vivere.
Per i più piccoli potrà significare scoprire parole e modi diversi di dire mamma e papà, casa, amico, scuola, pace; esplorare le fiabe di alcuni Paesi: ascoltare storie diverse, scoprire personaggi, ambienti e modi di raccontare, riconoscere ciò che cambia e ciò che invece ci accomuna. Una fiaba può diventare così un piccolo viaggio: si parte da un Paese, si entra nella sua storia e, attraverso il racconto, si scopre qualcosa degli altri e anche di noi stessi.
Per i bambini della primaria può significare esplorare storie, lingue, musiche e appartenenze.
Per i ragazzi della secondaria interrogarsi su identità, confini, migrazioni, memorie e appartenenze.
Le discipline potranno incontrarsi, ma ciò che ci interessa soprattutto è generare domande.
ABITARE IL NOI
Costruire appartenenza, condividere responsabilità.
Dopo aver incontrato le differenze, possiamo porci una domanda ancora più impegnativa:
Come si costruisce un “noi” senza cancellare le differenze?
È una delle grandi questioni dell’Europa.
Abitare il noi significa scoprire ciò che condividiamo, ma anche imparare a prenderci cura di ciò che è comune. Significa parlare di diritti, partecipazione, democrazia, solidarietà, responsabilità.
Significa comprendere che una comunità non è qualcosa che troviamo già costruito: è qualcosa che costruiamo attraverso le relazioni e le scelte che compiamo insieme.
Anche qui l’Europa può diventare esperienza concreta: attraverso la collaborazione tra scuole, gli scambi, i progetti comuni, l’eTwinning; il confronto tra esperienze e, naturalmente, attraverso quelle che il Consorzio Erasmus e le tantissime scuole della nostra rete che partecipano autonomamente al programma Erasmus stanno già rendendo possibili.
Ma il “noi” europeo non richiede necessariamente di attraversare i confini: può nascere anche dentro la scuola, nel modo in cui impariamo a riconoscere ciò che abbiamo in comune, a confrontarci con punti di vista diversi, a prenderci cura di ciò che condividiamo e a sentirci parte di una comunità più ampia.
ABITARE IL FUTURO
Immaginare, scegliere, costruire.
Infine, nell’ultimo anno, lo sguardo si sposterà in avanti.
Quale Europa vogliamo abitare?
Quale Europa vorremmo consegnare a chi oggi sta crescendo nelle nostre scuole?
Abitare il futuro significa non considerarlo qualcosa che semplicemente ci accadrà. Significa immaginarlo, discuterlo, scegliere e assumersi la responsabilità di costruirlo.
Qui potranno incontrarsi temi come la pace, la democrazia, la sostenibilità, la solidarietà, i diritti, ma soprattutto la capacità di guardare oltre il presente e di riconoscersi responsabili di un futuro che sarà necessariamente comune.
Una direzione, non un programma
Queste tre parole – differenze, noi, futuro – non vogliono essere un programma già definito.
Sono piuttosto una direzione di lavoro che ogni scuola interpreterà a partire dalla propria realtà, dall’età degli alunni, dalle esperienze che sta vivendo e dalle domande che emergono nella comunità.
Come sempre in Senza Zaino, non ci interessa aggiungere un nuovo “progetto” alle tante cose che la scuola già fa. Ci interessa piuttosto guardare con occhi nuovi ciò che accade nella scuola, trovare connessioni, generare domande, costruire esperienze di apprendimento significative.
L’Europa può entrare così nelle nostre classi: non soltanto attraverso i libri, ma attraverso le relazioni, i linguaggi, i viaggi, le storie, le domande, le esperienze e le responsabilità condivise.
Il viaggio del Consorzio Erasmus ci ricorda, intanto, una cosa semplice ma fondamentale: l’Europa si conosce davvero anche quando la si attraversa e quando si incontrano le persone che la abitano.
E allora possiamo cominciare da qui.
Incontrarci nelle differenze.
Costruire il noi.
Immaginare insieme il futuro.
Questa è la strada che proponiamo alle scuole per il nuovo Senza Zaino Day.
Pubblicato il: 22 Settembre 2026
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