Il 6 maggio 2026, Perugia ha ospitato un evento fondamentale per il mondo della didattica: il convegno dal titolo “Identità, Innovazione e Sfide Future nella Scuola secondaria di primo grado Senza Zaino”.

Ad aprire l’incontro sono stati i saluti istituzionali del Comune di Perugia, rappresentato dalle Assessore Francesca Tizi (Istruzione) e Costanza Spera (Politiche sociali), e dalla Presidente del Consiglio Comunale Elena Ranfa, affiancate da Fabiano Paio, Ispettore dell’USR.

Al centro del dibattito ha ospitato le testimonianze concrete dei Dirigenti e dei referenti dei principali istituti umbri impegnati nel modello: l’I.O. “Bernardino di Betto” di Perugia, l’I.C. “Todi-Massa Martana”, l’I.C. “F. Petrucci” di Montecastrilli e l’I.C. “Leonardo Da Vinci” di San Giustino.

L’orizzonte pedagogico e le prospettive future sono stati infine delineate dalle esperte della Direzione Nazionale “Senza Zaino” Maria Luisa Bennani e Raffaella Reali, dall’Ambassador Indire Stefania Cornacchia e dalla Coordinatrice nazionale della Rete, Daniela Pampaloni.

L’I.O. “B. di Betto”, la scuola che ha ospitato il convegno, ha offerto una panoramica concreta della quotidianità scolastica. Ad aprire il focus è stata la Dirigente Emanuela Palmieri, che ha poi coordinato i vari interventi. Una delle referenti Senza Zaino ha introdotto l’importanza degli “Strumenti condivisi”. Subito dopo, la parola è passata ai protagonisti delle aule, ovvero ai docenti di Lettere e Sostegno, insieme a due alunne delle classi terze, Greta e Marianna. In un emozionante intervento a più voci, professori e studenti hanno raccontato come questo modello pedagogico arricchisca le dinamiche scolastiche.

Ad aprire il racconto è stata Greta, che ha voluto contestualizzare il valore profondo di questo momento partendo dalle sue radici storiche. “Cosa è l’Agorà? Agorà significa radunare,” ha spiegato con precisione. “Ha origini antichissime; nell’antica Grecia era il cuore pulsante della polis, il centro della vita civile, politica e commerciale; indicava la piazza dove si riunivano i cittadini per discutere della vita del popolo, della gestione della città. Rappresentava un luogo e un momento di incontro e confronto.” Oggi questa istituzione millenaria riprende vita tra le mura scolastiche, trasformandosi nel punto di partenza di ogni attività.

Nella scuola “Di Betto”, l’Agorà è una pratica dinamica che si ripete ad ogni cambio di disciplina. È qui che avviene la magia dell’organizzazione: i ragazzi consultano la “tabella di marcia”, ovvero il cronogramma dell’attività da svolgere. Dopo aver condiviso il percorso, si recano agli armadietti per prendere il materiale necessario. “Nelle nostre classi l’Agorà è il momento di incontro e confronto tra noi studenti e i nostri insegnanti, che precede la lezione vera e propria.” Gli studenti stessi allestiscono lo spazio in fondo all’aula, posizionando gli sgabelli in cerchio.

Marianna è entrata nel dettaglio: “L’aspetto che preferisco dell’Agorà è proprio la sua forma: il cerchio in cui tutti possono guardarsi negli occhi. Se facessimo la stessa attività nelle isole di lavoro, sarebbe un dialogo diretto tra alunno e docente, senza il coinvolgimento degli altri compagni.” In questo spazio protetto, la comunicazione cambia profondamente: “Ci sentiamo un gruppo unito, come una squadra che collabora per raggiungere lo stesso obiettivo. È un posto sicuro in cui posso esprimere emozioni, dubbi, incertezze e tanto altro.” Ma l’Agorà è anche il luogo della convivenza civile. Qui non ci sono istruzioni ben precise e per dare la parola a tutti, si interviene per alzata di mano e talvolta quando si è ricevuto un oggetto,” osserva Greta, spiegando come in uno spazio di condivisione si possa evitare la

confusione. In questo contesto si decidono le attività del giorno, si risolvono problemi emersi nella classe, si assegnano gli incarichi, si pianificano progetti artistici, verifiche ecc. È un momento versatile dove si può essere seri su temi importanti.

Greta ha osservato con maturità come questo spazio aiuti anche nella didattica: “Abbiamo fatto interrogazioni in Agorà e questo ci ha aiutati molto, perché coloro che non erano interrogati avevano l’opportunità di ripassare o capire meglio l’argomento.” Marianna ha invece messo l’accento sul valore educativo: “Si rimettono a posto gli sgabelli e questo ci rende responsabili degli spazi comuni. Tornati alle nostre isole di lavoro, le cose dette in Agorà vengono messe in pratica nella maniera più efficace”.

Il convegno si è chiuso con la consapevolezza che questa “abitudine fondamentale” lasci un segno indelebile. Per Greta, l’Agorà rimarrà “uno dei ricordi più belli che mi porterò dei tre anni trascorsi in questa scuola,” mentre per Marianna rappresenta “il momento che dà la carica per iniziare la lezione.” Due testimonianze che confermano come, attraverso l’identità e l’innovazione, il modello Senza Zaino stia costruendo cittadini più consapevoli, pronti alle sfide future.

Articolo a cura delle studentesse Greta Tironzelli e Marianna Sportoletti

Pubblicato il: 21 Maggio 2026

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